Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/348

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penetrati dalla subita fiamma del suo spirito, dall’eroica risoluzione, dalla furiosa energia, con cui, nel gesto, nello sguardo, nella voce, aveva improvvisamente inspirato i suoi Arabi. Correvano essi? O non erano piuttosto i lunghi salti di leoni aggiogati? Se non fosse stato pel carro pesante, si sarebbe detto che volassero. Quando il Bizantino ed il Corinzio erano ancora a metà percorso, Ben Hur voltava l’ultima mèta.

E la corsa era vinta!

Il console si alzò, il pubblico gridò con quanta voce aveva in gola; il direttore discese dal suo scranno incontro ai vincitori.

Il fortunato vincitore del pugilato era un gigantesco Sassone dai capelli flavi, e con un volto così brutale, da attirare l’attenzione di Ben Hur, che riconobbe in lui il suo antico maestro in Roma, di cui era stato l’alunno favorito. Poi alzò gli occhi verso il balcone di Simonide. La compagnia gli tese le mani. Ester rimase seduta; ma Iras si alzò e con un grazioso gesto del ventaglio gli mandò un bacio — favore non meno inebbriante, perchè noi sappiamo, o lettore, che sarebbe toccato a Messala, se a questi avesse arriso la vittoria.

La processione, salutata da un nuovo scoppio di applausi, attraversò lentamente la Porta Trionfale.


CAPITOLO XV.


Ben Hur ed Ilderim dovevano, come d’accordo, partire a mezzanotte dello stesso giorno, e seguire la strada battuta dalla carovana, che li aveva preceduti di trenta ore.

Lo sceicco era felice; aveva offerto doni principeschi, ma Ben Hur rifiutò ogni cosa, insistendo che gli bastava l’umiliazione inflitta al nemico.

La disputa generosa continuò a lungo.

— «Pensa» — diceva lo sceicco — «a quanto tu hai fatto per me. In ogni tenda nera, dall’Akaba all’Oceano, e attraverso le terre dell’Eufrate fino al mare degli Sciti, volerà la fama della mia Mira e dei suoi figli; e quelli che canteranno di loro, mi esalteranno, e dimenticheranno ch’io sono sul declinar dell’età. Tutte le nomadi lande del deserto verranno a me, e mi riconosceranno sceicco.