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Redentore come voleva Balthasar, ed anche il Re predestinato, come riteneva Simonide. Finalmente s’alzò e disse;

— «Domani vedremo. Sia pace a voi tutti» — e con questo saluto si ritirò per ritornare a Bethania.


CAPITOLO III.


All’indomani, appena fu aperta la porta detta della Pecora, la prima persona a uscire dalla città fu Amrah, con una cesta al braccio. Nessuna domanda le fu rivolta dai custodi perchè, abituati a vederla regolarmente ogni mattina, avevano concluso che essa era la serva fedele di qualcuno, e questo loro bastava.

Uscita dalla città, la vecchia s’avviò in direzione della vallata orientale. Il versante dell’Oliveto, d’un verde cupo, era tempestato di tende bianche recentemente piantatevi dal popolo in attesa delle feste. L’ora era però troppo mattutina perchè vi potesse essere concorso di gente, ma quand’anche vi fosse stato movimento, nessuno avrebbe molestata la decrepita viandante. Passò Getsemane, lasciò da parte le tombe al crocicchio delle vie di Bethania, ed oltrepassò il villaggio sepolcrale di Siloam. Di tempo in tempo quel povero corpo stanco vacillava, ed una volta fu forza alla poveretta di sedere per riprender fiato; alzatasi a gran fatica, proseguì con fretta crescente. Se le maestose roccie ergentisi sui due lati della strada avessero avute orecchie, l’avrebbero udita mormorare fra sè, e se esse fossero state fornite d’occhi, l’avrebbero veduta guardare di frequente la vetta del monte, come per rimproverare l’alba della sua lentezza. Se poi fosse loro stato possibile di parlare, si sarebbero dette — «l’amica nostra ha oggi gran fretta; le bocche ch’essa va a saziare devono essere ben affamate.» —

Quando finalmente raggiunse il giardino del Re, rallentò il passo, poichè era in vista dell’orrida città dei lebbrosi, estendentesi per lungo tratto attorno alla trincerata collina meridionale di Hinnom.

Come il lettore avrà già compreso, Amrah recavasi dalla sua padrona, la cui tomba dominava il pozzo di En-rogel.

L’infelice donna era già alzata e stava davanti alla porta,


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