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padrone, il Re, mi ha mandato ad invitarvi al palazzo, dove egli desidera parlarvi segretamente.» —

Così il messaggero adempì il suo dovere.

Essi si guardarono a vicenda, alla luce d’una lampada appesa nell’entrata, e s’accorsero che lo Spirito era con loro.

L’Egiziano si diresse verso il custode, e disse piano, in modo da non essere udito dagli altri: — «Voi sapete in che posto si trova la nostra roba nella corte, e dove riposano i nostri cammelli. Preparate, durante la nostra assenza, tutto l’occorrente per la nostra partenza se essa sarà necessaria.» —

— «Potete andarvene sicuri; fidate in me,» — rispose il custode.

— «La volontà del Re è la nostra» — disse Bathasar al messaggero. — «Noi vi seguiremo.» —

Le strade della città santa erano strette come lo sono ora, ma non così neglette e sudicie; perchè Erode non soddisfatto dalla sola bellezza, voleva pulizia e comodità.

Guidati dalla luce pallida delle stelle essi ascesero lentamente la collina. Giunsero, finalmente, ad una porta innalzata nel mezzo della strada. Alla luce dei fuochi che ardevano in due gran bracieri, intravvidero la struttura dell’edificio, e le guardie che s’appoggiavano ai lati della porta.

Entrarono nell’edificio senza che la sentinella li fermasse; attraversarono passaggi, porte e cortili, alcuni in piena oscurità; salirono molte scale, passarono per innumerevoli corridoi e per infinite camere, e furono condotti ad una torre d’una immensa altezza. Ad un tratto la guida si fermò, ed additando una porta aperta, disse loro:

— «Entrate. Il Re è là.» —

L’aria della camera era impregnata dal profumo del legno di sandalo, e tutto all’intorno era ordinato e disposto riccamente.

Un tappeto era disteso nel bel mezzo del pavimento, e, sopra al tappeto, era collocato un trono. I visitatori ebbero solo il tempo di ricevere una confusa idea del luogo, di un’insieme di ottomane e di letti intarsiati e dorati, di ventagli, di vasi, di strumenti musicali, di candele d’oro brillanti di luce intensa; di mura dipinte nello stile della voluttuosa scuola Greca, un solo sguardo alle quali avrebbe fatto nascondere con sacro orrore la testa ad un Fariseo. Erode ch’era seduto sul trono per riceverli, vestito come alla conferenza coi dottori e coi sacerdoti, richiamò tutta la loro attenzione.