Pagina:Wilson - Mentre si lotta per la giustizia e per la libertà, Milano, Istituto Italo-Britannico, 1917.djvu/7

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zione alla minaccia di mettere a morte chiunque dei nostri concittadini si fosse avventurato ad avvicinarsi alle coste europee. E molti dei nostri furono corrotti. Ognuno cominciò a riguardare i suoi vicini stessi con sospetto e a meravigliarsi, con sdegno e con sorpresa, che si trovasse una sola città, nella quale non si nascondesse l’intrigo nemico.

In simili circostanze, quale grande Nazione non avrebbe preso le armi? Per quanto noi avessimo desiderato la pace, essa ci fu negata: e questa Bandiera che noi serviamo, non sarebbe stata disonorata per nostra colpa, se avessimo trattenuto la nostra mano.

Ma tutto ciò non è che una parte dei fatti. Noi sappiamo adesso altrettanto chiaramente, come lo sapevamo prima di essere coinvolti nella guerra, che noi non siamo nemici del popolo tedesco, e che esso non è nostro nemico; esso non fu cagione di questa orrenda guerra, nè la desiderava, nè voleva che noi vi fossimo coinvolti. Tal che ci sentiamo quasi vagamente consci di combattere tanto per la sua causa — come i Tedeschi un giorno i ben riconosceranno — quanto per la nostra; esso stesso — il popolo tedesco — si dibatte nelle strettoje del medesimo sinistro potere, che ha finalmente cacciato fuori i suoi artigli tremendi per cavarne il nostro sangue.

Tutto il mondo è in guerra poiché tutto il mon-