Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/183

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

135

     Nè per lacrime, o preghi, od olocausti
     Fia mai, che tolga l’empia macchia e nera.
Odi, Padre del Ciel, dal soglio eterno
     10La rea bestemmia, e ad immortal tuo vanto
     Forte confondi il mentitor d’Averno.
Che più non speri! Ah vuo’ sperar fin tanto
     Ch’io vivo. E quando mai prendesti a scherno
     Del Figlio il sangue, e de’ Mortali il pianto?


XVII


Nave degli empi, che soverchi l’onda
     De’ rei piacer così veloce e lesta,
     Volgi l’iniqua prora, e il corso arresta,
     Che de’ perigli tuoi parla ogni sponda.
5A danni tuoi già torbida e profonda
     L’acqua del mar muove crudel tempesta:
     Squarcia le vele il vento, e omai t’affonda
     Voragin cupa, e il flutto urta, e ti pesta.
Ohimè già veggio ogni tuo bene assorto,
     10Veggio l’antenne, e ogni tuo legno infranto,
     Veggio il nocchiero naufragante e morto.
Oh nave, nave baldanzosa! Oh quanto,
     Quanto era meglio a tempo entrare in porto!
     Mira ove sei per l’indugiar cotanto.


XVIII


Aura dolce e soave; e dolce ardore,
     Dolce e soave donatore, e dono
     Amabil, dolce albergator del core,
     Che al cor favelli in dolce amabil suono;
5Te non pavento già tra i lampi, e il tuono,
     Fra mezzo le caligini e il terrore;
     I felici pensieri intorno al trono
     Ti stanno in guardia, e il trono sol d’Amore:
D’Amor, che in santa inestinguibil face
     10L’eterno Figlio e il Genitore accende,
     Che di sua bella immago si compiace:
D’Amor, che in se l’esser divin comprende,
     E lega e stringe in amichevol pace