Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/60

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     Chi più bei pregi ebbe vivendo in questi,
     Prevalerà nel Regno alto e superno.
5Donna, che in questo basso e mortal Verno
     Fior di tanta beltade in volto avesti,
     Quanta n’avrai su ne’ giardin celesti
     Sparsa da’ rai del sommo Sole eterno?
Ed io ch’amai già tanto in doglia, e in foco,
     10Quanto amerò là dove fuor d’affanno
     Ogni ben s’ama in un sol bene accolto?
Non puote invidia in Cielo aver più loco:
     Ma se ’l potesse, i più bei spirti avranno
     Invidia a me nel core, a te nel volto.


XXV.1


Ecco il Parnaso: ecco gli allori, e il biondo
     Giovane Apollo alla bell’ombra assiso:
     Vedi le Muse graziose in viso:
     Mira lo stuol de’ Vati almo e giocondo.
5Ma chi de’ Vati è il Duce? unico al Mondo
     Inclito Padre Omero in te m’affiso:
     Te pur di Manto alto Cantor ravviso
     Col glorioso onor d’esser secondo.
Oh prische Anime eccelse? oh fortunato
     Coro! finchè quaggiù fama soggiorna,
     10Voi fregerà d’eterna gloria il Fato.
Quanto v’invidia l’età nostra adorna!
     Non già lo stile, or che s’udì Torquato,
     L’immago sì, che un Raffael non torna.


XXVI.


Tal mi fè piaga un Garzon fero e rio,
     Ch’esser già credo e son di vita spento:
     Nè stupisco esser morto, ma che il mio
     Core pria non morì nel suo tormento.

  1. Il monte Parnaso colle Immagini degli Antichi illustri Poeti, Pittura di Raffaello nel Palazzo vaticano.