Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/21

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ipati. Dopo la metà del secolo decimo, allorchè gl’ipati, smesso questo greco appellativo, si addimandarono consoli e duchi, e propriamente nel 964, ivi reggeva un Marino, cui si assegnano le rozze monete di rame che da una faccia ci presentano una m cinta dalla scritta + consvl et dvx, e dall’opposta un busto sfigurato una croce a’ cui angoli s. e. a. ω, Sanctus Erasmus, alpha et omega. Dopo le quali, altre ne incontriamo, col nome della città, di Riccardo principe di Capua che nel 1063 pose fine alla sovranità di que’ consoli e duchi, ed altre normanne di uno dei due primi Guglielmi e di Tancredi. Il 21 giugno 1229 papa Gregorio IX, che allora dominava Gaeta e Sessa, così scriveva ai gaetani: De gratia vobis concedimus libertatem cudendi etiam monetam argenteam, ubi ex una parte imago capitis b. Petri cum subscriptione civitatis vestrae, ex alia vero in medio papae et in circulo superscriptio nostri nominis habeantur1. Ma questa moneta non vidi mai; ed altra invece mi si assicura esisterne di Gaeta colta effigie dell’imperatore Federico II che nel 1233 ricuperò quella città e, togliendole i più onorifici privilegii, consulatu privavit eandem2.

Staccatasi Amalfi dal dominio di Napoli nel secolo VIII, e sottrattasi al giogo di Sicardo principe di Benevento, si governò a repubblica sotto la suprema autorità di capi che dall’anno 840 all’842 prefetti, e fino all’897 conti s’intitolarono, assumendo poi nome e dignità ducale fino al 1127, anno in cui Ruggeri incorporò nella monarchia Amalfi ed il suo territorio. Dei tarì amalfitani e del loro valore parlano numerosi e irrefragabili documenti fino dal 1091, e li sappiamo aboliti nel 1222 da Federico II, perchè dì titolo assai scadente, e surrogati dai nuovi denari di Brindisi. Sennonchè nessuna dell’epigrafi arabe o latine dei tarì battuti tra l’epoche sovraccennate ci porge il nome o altro indizio della zecca di Amalfi, abbenchè

  1. Bullarum privilegiorum ac diplomatum romanorum pontificum amplissima collectio, Romae 1740, T. III, p. 260.
  2. Richardus de S. Germano, Chronicon, In Murat. Rer. Ital. Script. T. VII, c. 1032.