Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/34

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ne venerò la spoglia tradottavi da Firentino il 1327, e ne impresse sulle monete la imagine. Jacopo cardinale, nella vita dello stesso papa Celestino V, ci descrive all’anno 1294 l’Aquila

                                             non plenam civibus urbem,
     Sed spatiis certis signatam ob spemque futuram1,

dal che si argomenta che ben lungi fosse anco allora dal suo compimento.

Nel 1348 l’Aquila col suo territorio fu esposta alle incursioni degli ungheri, condotti dal loro re Lodovico a vendicare la morte del fratello Andrea, marito della regina di Napoli Giovanna I, che l’unghero teneva complice dell’assassinio di Andrea; ma conchiusa tre anni dopo la pace, e mentre nella nuova città si andavano svolgendo i germi di futura grandezza e prosperità, principiarono le discordie civili e le lotte dei partiti, dalle quali sorse poi la potenza della fazione dei Camponeschi.

Posti all’ultimo angolo del regno governato da una donna volubile e ne’ suoi divisamenti maisempre incerta o mal consigliata, popolati da gente bellicosissima e ad ogni novità inchinevole e pronta, lacerati dalle intestine dissensioni, sotto il sinistro influsso dello scisma religioso, gli Abruzzi parevano facile preda ad ogni invasore, preda peraltro la cui conservazione era più che male sicura. Delle terre, altre si reggeano a comune, altre tiranneggiavano i baroni, niuna conosceva che di nome la regia autorità; pontefici ed antipapi, monarchi legittimi e pretendenti al trono vi cercavano amici ed ausiliarii contro i competitori. Perciò, eletto nel 1378 Clemente VII a Fondi pei maneggi di Giovanna I, papa Urbano VI, chiamando Carlo di Durazzo ad occuparne il reame, e sciogliendo i popoli di Abruzzo dal giuramento di fedeltà alla regina, gli eccitava a riconoscere il nuovo signore, così scrivendo nel novembre dell’80 alle università di Sulmona e di Chieti: Veram prudentiam latere non debet, cum jam sit notorium et divulgatum

  1. Rerum Italicarum Scriptores, III, 633.