Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/42

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balìa l’intero reame, ove se ne toglie la città di Gaeta devota ai durazzeschi ed altri pochi luoghi, com’è noto dalle storie contemporanee1». Fin qui il Fusco. Ora, la controversa moneta, fu coniata tra l’anno 1382 allorchè, morta Giovanna I, Aquila per eccitamento del conte Lalle dei Camponeschi inalberò le bandiere angioine, e il 20 settembre 1384 giorno della morte di Lodovico I; o fu invece da quest’epoca sino alla dedizione d’Aquila a re Ladislao, figlio di Carlo di Durazzo, avvenuta nel 1395. Alla mancanza di documenti, che ci assicurino in quale de’ due periodi fosse improntato, supplirà la ispezione del bolognino medesimo, il suo confronto con quello sulmonese di Carlo, a cui tanto si accosta nel peso e nel modulo, e coll’altro aquilano di Ladislao, dal quale molto diversifica negli accennati caratteri, nonchè il vedersi aperta una zecca in Sulmona da Carlo, mentre contendeva il possesso del regno a Lodovico; argomenti che m’inducono ad attenermi alla opinione del Vergara, che il Lodovico, il cui nome sta sulla moneta che osserviamo, sia veramente il figliuolo adottivo della regina Giovanna I, emulo e competitore del primo re durazzesco.

Allo stesso principe appartiene eziandio il quattrino di basso argento del peso di acini 20, delineato al n. 3, che da un lato ha la leggenda .lvdovicvs .rex. preceduta da una crocetta e terminata da segno ignoto, e nell’area una croce patente cantonata da un fiordaliso; mentre dall’opposto la epigrafe + de.aqvila:– gira intorno ad un leone incedente verso sinistra, insignificante simbolo in moneta abruzzese, ma posto solo perchè rassomigliasse i quattrini del senato di Roma. Il Bellini ed il Fusco ci danno la descrizione e la imagine di consimili quattrini, alquanto variati dal mio esemplare2.

  1. G. M. Fusco, Di alcune monete spettanti ai re di Napoli e Sicilia, ins. negli Annali di numismatica pubblicati da Giuseppe Fiorelli, Roma 1846, T. I, pag. 94.
  2. Vinc. Bellini, De monetis Italiae hactenus non evulgatis postrema dissertatio, Ferrariae 1774, tav. II, n. 1.— G. M. Fusco, o. c. tav. IV, n. 11.