Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/418

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390 pensieri (321-322-323)

cosí piccole, (322) che se i francesi le sentono nei loro diversi scrittori, agli esteri son quasi impercettibili. Laddove le differenze de’ buoni stili italiani, saltano agli occhi di chicchessia. Cosí anche dei greci.


*   E notate di passaggio che la lingua latina ha una strada molto piú segnata e definita e rassomiglia in questo alla francese. La cagione è che la lingua latina scritta fu opera dell’arte (onde il volgar latino differiva sommamente dal letterale), come è noto e come dimostra a prima vista la sua artificiosissima e figuratissima costruzione. Laddove la forma della lingua greca e italiana fu opera della natura, vale a dire che ambedue queste lingue si formarono prima della nascita, o almeno della formazione e definizione delle regole, e prima che gli scrittori fossero legati da’ precetti dell’arte. Cosí la natura è sempre varia e l’arte sempre uniforme, o, se non altro, sommamente inferiore alla natura in varietà.


*   Insomma lo straniero e il francese parla facilmente bene la sua lingua, dove la varietà non genera confusione o difficoltà all’imperito. (323)


*   E l’unicità della lingua francese e la moltiplicità dell’italiana apparisce piú chiaro che mai dalla facoltà rispettiva nelle traduzioni. La lingua tedesca ancora passa per sommamente suscettibile di prendere il carattere e la forma di qualunque lingua, scrittore e stile, e quindi per ricchissima in traduzioni vivamente simili agli originali. Non so peraltro se questa facoltà consista veramente nello spirito dello stile o solamente nel materiale, come par che dubiti la Staël nell’articolo sulle traduzioni.


*   Il fatto sta che i francesi, vantandosi dell’universalità della loro lingua, si vantano della sua poca