Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/118

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(635-636-637) pensieri 105

alla società. E questo è in somma quello che si chiama contentarsi di se stesso, e omnia tua in te posita ducere, con che Cicerone (Laelius sive de amicitia, c. 2) definisce la sapienza. Un sistema,  (636) un complesso, un ordine, una vita d’illusioni indipendenti, e perciò stabili: non altro (9 febbraio 1821).


*    «La solitude» dit un grand homme, «est l’infirmerie des ames.» M.me Lambert, lieu cité ci-dessus, p. 153, fine.


*    Nous ne vivons que pour perdre et pour nous détacher. M.me Lambert, lieu cité ci-dessus, p. 145. alla metà del Traité de la Vieillesse. Cosí è. Ciascun giorno perdiamo qualche cosa, cioè perisce, o scema qualche illusione, che sono l’unico nostro avere. L’esperienza e la verità ci spogliano alla giornata di qualche parte dei nostri possedimenti. Non si vive se non perdendo. L’uomo nasce ricco di tutto, crescendo impoverisce, e giunto alla vecchiezza si trova quasi senza nulla. Il fanciullo è piú ricco del giovane, anzi ha tutto; ancorché poverissimo e nudo e sventuratissimo, ha piú del giovane piú fortunato; il giovane è piú ricco dell’uomo maturo, la maturità piú ricca della vecchiezza. Ma Mad. Lambert dice questo in altro senso, cioè rispetto alle perdite cosí dette reali, che si fanno coll’avanzar dell’età (9 febbraio 1821). Ma siccome nessuna cosa si possiede realmente, cosí nulla si può perdere. Bensí quel detto è vero per quest’altra parte, relativamente alla condizione presente degli uomini, e  (637) dello spirito umano, e della società (10 febbraio 1821).


*    Io non soglio credere alle allegorie, né cercarle nella mitologia o nelle invenzioni dei poeti o credenze del volgo. Tuttavia la favola di Psiche, cioè dell’anima che era felicissima senza conoscere e contentandosi di godere, e la cui infelicità provenne dal voler conoscere,