Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/133

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120 pensieri (662-663-664)

grande, dilatarla, osservarne i rapporti, applicarla anche al teatro, alla poesia, a’ romanzi ec. ed alle arti imitatrici, e confermarne quella regola di Aristotele, che il protagonista non sia perfetto (15 febbraio 1821).


*    Je crois que son estime (si parla di una persona amata, ma da cui non si spera nulla e alla quale non si è mai dichiarato il proprio amore) doit être le prix de tout ce que je fais de bien; et je fais encore plus  (663) grand cas d’elle (de son estime) que de tous les sentimens les plus tendres que je pourrois lui supposer (quella che parla è una donna e l’amato è un uomo). M.me Lambert, lieu cité ci-dessus, p. 234.


*    Messer tale, sentendo dire che la vita è una commedia, disse che oggidí è piuttosto una prova di commedia, ovvero una di quelle rappresentazioni, che talvolta i collegiali o simili fanno per loro soli; perché non ci sono piú spettatori, tutti recitano, e la virtú e le buone qualità che si fingono nessuno le ha e nessuno le crede negli altri. Anzi proponeva questo mezzo, di fare che il mondo cessasse finalmente di essere un teatro e la vita diventasse per la prima volta, almeno dopo lunghissimo tempo, un’azion vera. S’ella fu mai tale, fu perché gli uomini, se non altro la maggior parte, erano veramente buoni o tendevano alla virtú. Questo ora è impossibile e non è  (664) piú da sperare. Dunque, si cercasse il detto fine per un altro verso, quasi opposto. Si riformassero il galateo, le leggi, gl’insegnamenti pubblici e privati, l’educazione de’ fanciulli, i libri di morale, i vocabolari ec. In maniera che quello che non è piú necessario, anzi è disutile e dannoso in sostanza, non fosse piú necessario neanche in apparenza. Cosí si toglierebbe agli uomini la necessità di mentir sempre e inutilmente, perché non ingannano piú nessuno; l’imbarazzo in cui questa li pone tante volte; la