Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/222

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(829-830) pensieri 209

appo i contemporanei, quella fama, durando le stesse condizioni dell’animo nostro e del piacere, ci riuscirebbe, siccome questa presente, del tutto insipida, e vuota, e incapace di soddisfare e proccurare un piacere altro che futuro, dico un piacere attuale e presente (20 marzo 1821). Applicate questi pensieri alla speranza di felicità futura in un altro mondo.


*    La ingiuria eccita in tutti gli animi il desiderio di vederla punita, ma negli alti il desiderio di punirla (20 marzo 1821).


*    Desiderar la vita in qualunque caso e in tutta l’estensione di questo desiderio,  (830) non è insomma altro che desiderare l’infelicità; desiderar di vivere è quanto desiderare di essere infelice (20 marzo 1821).


*    Non solamente è ridicolo che si pretenda la perfettibilità dell’uomo in quanto alla mente o a quello che vi ha riguardo, come ho detto in altro pensiero, ma anche in quanto ai comodi corporali. Paiono oggi cosí necessari quelli che sono in uso, che si crede quasi impossibile la vita umana senza di questi, o certo molto più misera, e si stimano i ritrovamenti di tali comodità tanti passi verso la perfezione e la felicità della nostra specie, massime di certe comodità che sebbene lontanissime dalla natura, contuttociò si stimano essenziali e indispensabili all’uomo. Ora, io non domanderò a costoro come abbian fatto gli uomini a viver tanto tempo privi di cose indispensabili, come facciano oggi tanti popoli di selvaggi, parecchi ancora de’ nostrali e sotto a’ nostri occhi tutto giorno, anzi ancora quegli stessi più che mai assuefatti a tali cose pretese indispensabili, quando per mille diversità di accidenti si trovano in circostanza di mancarne, alle volte anche volontariamente.

Osservate in questo proposito che, essendo certo