Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/25

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12 pensieri (472-473-474)

la misura di quella sua  (473) immaginazione o concezione o idea. La quale perciò, sebbene la riempia e diletti e soddisfaccia piú di qualunque altra cosa possibile in questa terra, non però la riempie effettivamente né la soddisfa, e nel partire non la lascia mai contenta, perché l’anima sente e conosce, o le pare, di non averla concepita e veduta tutta intiera, o che creda di non aver potuto o di non aver saputo e si persuada che sarebbe stato in suo potere di farlo, e quindi provi un certo pentimento, nel che ha torto in realtà, non essendo colpevole (4 gennaio 1821).


*   Velleio II, 90, sect. 4.: Ut, quae maximis bellis numquam vacaverant, eae sub C. Antistio ac deinde P. Silio legato ceterisque, postea etiam latrociniis vacarent. Leggo, ceterisque postea, etiam ec. Parla delle Spagne.


*   Velleio II, 102, sect. 2. Mox in conloquium (cui se temere crediderat) circa Artageram graviter a quodam, nomine Adduo, vulneratus. Come non si ha da correggere: in conloquio?


*   Del vigore del corpo, quanto influisca sopra l’animo, e in genere come lo stato dell’animo corrisponda a quello del corpo, vedi alcune sentenze degli antichi nella nota del Grutero a Velleio, II, 102, sect. 2.  (474)


*   Di un francese di nazione o di costume, ch’a ogni tratto si buttava in ginocchio avanti alle donne. Se raccontava loro, poniamo caso, una storietta galante o una nuova di gazzetta, e quelle non ci credevano, per dimostrazione, per supplicarle a credere, come per impetrar fede o credenza si buttava in ginocchio (5 gennaio 1821).


*   Dai tempi di Giulio Cesare in poi, Velleio, nel tracciare, come suole, i caratteri delle persone illustri che descrive, trovate spessissimo che dopo aver detto