Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/266

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(901-902-903) pensieri 253

ticamente nel guasto di un popolo: perché questo era del tutto secondo natura, quello è per tutti i versi contrario alla natura.  (902)

Voglio andare anche piú avanti e mostrare che questo preteso vantaggio del poco numero de’ combattenti ha sussistito finora non per altro se non perché le nazioni hanno conservato qualche cosa di antico e continuato ad essere in qualche modo nazioni; e che ora che hanno cessato affatto di esserlo, il detto vantaggio non può piú sussistere.

Certo che, le nazioni non essendo piú nemiche l’una dell’altra e gli eserciti essendo come truppe di operai pagati perché lavorino il campo del padrone e il numero di un esercito non richiedendosi che sia se non quanto è quello dell’altro, le guerre si potrebbero sbrigare con pochissimo numero di combattenti e anche con un compromesso, dove due sole persone pagate combattessero insieme per decider la causa. Ma l’egoismo dell’uomo porta ch’egli impieghi ad ottenere il suo fine tutte quante le forze ch’egli può impiegare a tale effetto.

Un grand’esercito, sí per se stesso sí per le imposte che bisognano a mantenerlo, non si mantiene senza incomodo e danno e spesa dei sudditi. Finché i sudditi non sono stati affatto servi, finché la moltitudine è stata qualche cosa, finché la voce della nazione si è fatta sentire, finché la carne umana, eccetto quella di un solo per nazione, non è stata ad intierissima disposizione di questo solo che comanda, e come la carne, cosí tutto il resto e la nazione per tutti i versi; fino, dico,  (903) ad un tal punto, il principe non potendo adoperare la nazione a’ suoi propri fini, se non sino ad un certo segno, le armate non furono piú che tanto numerose. La nazione, che era ancora in qualche modo nazione, non tollerava facilmente, 1°, di guerreggiare pel puro capriccio del suo capo, e in bene di lui solo; 2°, le leve forzate, o almeno ecces-