Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/298

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(943-944) pensieri 285



*   La lingua chinese è tutta architettata e fabbricata sopra un sistema di composti, non solo quanto ai caratteri, de’ quali vedi il pensiero precedente, ma parimenti alla pronunzia, ossia a’ vocaboli. Giacché i loro vocaboli radicali esprimenti i caratteri non sono piú di trecentocinquantadue secondo il Bayer, e trecentottantatre secondo il Fourmont. Ed eccetto che il valore di alcuni di questi vocaboli si diversifica talvolta per via di quattro toni, dell’uno dei quali si appone loro il segno (Annali ec., p. 317-318 e 320, lin. 7), tutti gli altri vocaboli chinesi sono composti; come si vede anche nella maniera in cui si scrivono quando si trasportano originalmente nelle nostre lingue. Annali ec., loc. cit. nel pensiero antecedente. Rémusat ec., p. 319 mezzo - 320 mezzo (14 aprile 1821). Vedi p. 944, capoverso 1.


*    Alla p. 923, margine. Un tal popolo dev’essere insomma necessariamente stazionario. E qual popolo infatti è piú maravigliosamente stazionario del chinese (vedi qui dietro, p. 942, principio), nel quale abbiamo osservato una somigliante costituzione? Sir George (Giorgio) Staunton, Segretario d’ambasciata nella missione di lord Macartney presso l’imperatore della China, nella introduzione alla sua versione inglese del codice penale dei chinesi, nota in questa nazione, come  (944) fra le cause di certi ragguardevoli vantaggi morali e politici posseduti, secondo lui, da essa nazione, vantaggi che non possono, secondo lui, essere agguagliati con esattezza in alcuna società europea, nota, dico, la quasi totale mancanza di dritti e privilegi feudali; la equabile distribuzione della proprietà fondiaria; e la naturale incapacità ed avversione e del popolo e del governo ad essere sedotti da mire d’ambizione e da desio d’estere conquiste. Edinburgh Review, loc. cit. qui dietro (p. 942, principio), p. 295. Lo stesso Edinburgh Review nella continuazione dello stesso