Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/363

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350 pensieri (1027-1028)

sopra la settentrionale, eminenza che le nostre nazioni ebbero sempre, mentre non mancarono di forti, grandi, e generali illusioni, e de’ motivi e dell’alimento di esse; eminenza che da gran tempo, ma specialmente oggi, sembra per lo contrario, con vergogna, dirò cosí, della natura, appartenere (e non solo nella guerra, ma in ogni genere di azione, di energia, e di vita) agli abitatori dei ghiacci e delle nebbie, alle regioni meno favorite, anzi quasi odiate dalla natura:

          Quod latus mundi nebulae malusque
          Juppiter urget.

Notabile che come gli antichi si rassomigliano al carattere meridionionale e i moderni al settentrionale, cosí la civiltà ec. antica fu principalmente meridionale, la moderna settentrionale. È già notato che la civiltà progredisce da gran tempo (sin da’ tempi indiani) dal sud al nord, lasciando via via i paesi del sud. Le capitali del mondo antico furono Babilonia, Menfi, Atene, Roma; del moderno, Parigi, Londra, Pietroburgo: che climi! Conseguenza naturale dell’esser tolta ai popoli meridionali l’attività e l’uso della molla principale della loro vita, cioè della immaginazione; molla che quando è capace di azione (e non può esserlo senza le circostanze corrispondenti) vince la forza di tutte le altre molle che possono fare agire i popoli settentrionali e qualunque popolo. Anzi veramente i popoli settentrionali, massime i piú bellicosi e terribili, non agiscono per nessuna molla, per nessuna forza propria del loro meccanismo ed interna, ma per mero impulso altrui, per mera influenza di coloro ai quali essi ubbidiscono, se anche sono comandati di mangiar della paglia (10 maggio 1821).  (1028)


*   La cosa piú durevolmente e veramente piacevole è la varietà delle cose, non per altro se non perché