Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/367

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354 pensieri (1032-1033)

lunque altra lingua antica, dove lo scritto differisse notabilmente dal parlato. Ma serve specialmente per l’italiano, ch’é la lingua volgare di quello stesso paese a cui fu naturale il latino.

Qual lingua avrà parlato l’Italia ne’ secoli bassi? forse il latino scritto? Chi può credere quest’assurdità che i secoli barbari parlassero meglio de’ civili? Forse le lingue de’ popoli settentrionali, suoi conquistatori? 1°, È noto e costante da testimonianze e osservazioni di fatto che questi popoli, in luogo d’introdurre la loro lingua fra i conquistati, imparavano anzi e adoperavano quella di costoro. Vedi Andrés, t. II, p. 330. 2°, Di parole settentrionali ognuno sa quanto poche ne rimangano nell’italiano, e cosí pure nel francese e nello spagnuolo e come il corpo, la sostanza, il grosso il fondo principale e capitale di queste lingue, e massime dell’italiano, derivi dal latino e sia latino.

Dunque l’Italia ne’ secoli bassi parlò certamente il latino. Latino corrotto, ma latino. Qual latino dunque? Lo scritto no; dunque il volgare, cioè la sua lingua di prima, il suo volgare di prima. Giacché la sua lingua, il suo volgare di prima non era il latino  (1033) scritto, né poteva essere, ma il latino volgare. Anche questo volgare si sarà parlato corrottamente, ma la sostanza, il grosso ec., della lingua allora parlata doveva esser quello di detto volgare, da che oggi il grosso dell’italiano è derivato dal latino ed è latino.

Comunemente pare che si supponga che s’interrompesse o affatto o quasi affatto l’uso volgare del latino in Italia, restandone solo l’uso civile, religioso e letterario, e che da quest’uso e dal latino scritto ec. rinascesse poi di nuovo l’uso di una lingua volgare latina o derivata dal latino, cioè dell’italiana; e cosí questa venga ad essere derivata dal latino scritto, sia per mezzo del provenzale che nascesse prima dell’italiano o per qualunque altro mezzo.