Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/369

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356 pensieri (1034-1035-1036)

tentrionale o no, si fosse stabilita veramente in Italia come lingua volgare e parlata, restando ancora la latina come scritta ec., oggi noi parleremmo e scriveremmo quella o quelle tali lingue, e non una lingua derivata dalla latina.

Ma, accadendo il contrario, è manifesto che la lingua volgare d’Italia fu, senza interruzione, latina e, se fu tale senza interruzione fino a noi, dunque fu senza interruzione quel latino volgare piú o meno alterato, che si parlava anticamente e non già lo  (1035) scritto; dunque noi oggi parliamo una lingua derivata da esso volgare e il cui fondo capitale appartiene, anzi è lo stesso che quello dell’antico volgare latino.

Discorro allo stesso modo dello spagnuolo e del francese. Se queste lingue sono volgari e derivano dal latino, dunque dal latino parlato e non dallo scritto; dunque dal latino volgare; dunque la lingua latina si stabilí nella Spagna e nella Francia come lingua parlata e non solamente come lingua civile, governativa, letteraria (e cosí è infatti, e nella lingua francese restano pochissime parole celtiche, nella spagnuola nessun vestigio dell’antica lingua di Spagna; Andrés, II, 252); dunque il volgare latino, piú o meno alterato da mescolanza straniera, si mantenne senza interruzione in Ispagna e in Francia (siccome in Valacchia) dalla sua prima introduzione sino al nascimento delle lingue spagnuola e francese e per mezzo di queste sino al dí d’oggi. Dell’antica origine della presente lingua spagnuola, e come i piú vecchi monumenti che ne restano siano, come quelli della lingua provenzale, francese ec., conformissimi al latino, vedi un esempio recato in quella lingua dall’Andrés, II, 286, fine.

Conchiudo. Se la lingua italiana, ch’è volgare, è derivata dal latino, ella dunque non può essere  (1036) derivata dal latino scritto sí diverso dal parlato, ma dirittamente viene dall’antico volgare latino ed è,