Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/374

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(1041-1042-1043) pensieri 361

latino, che sta di mezzo fra l’uso del greco in alcuni paesi d’Italia o di Francia e l’uso dell’italiano o del francese; in maniera che le dette parole hanno dovuto passare necessariamente pel detto canale e quindi appartenere all’antico volgare latino. Né, dopo la grande e principale alterazione di questo volgare e il nascimento de’ volgari moderni che ne derivano, l’Italia o la Francia hanno avuto colla lingua greca (e massime coll’antica, o anche antichissima, alla quale appartengono parecchie delle dette parole o modi)  (1042) comunicazione veruna sufficiente a introdurre nel nostro uso quotidiano e comune parole e modi greci e spesso di prima necessità o di frequentissimo uso; qualità osservatissima dagli etimologisti filosofi e di gran rilievo presso loro.

Resta dunque inconcusso il mio discorso e la mia proposizione, che le parole o modi italiani o francesi o spagnuoli, che derivano dal greco, che spettano all’uso volgare, al capitale antico, primitivo, proprio di dette lingue, che non si trovano presso gli scrittori latini, debbono essere stati indispensabilmente ed esserci venuti dal volgare antico latino, derivando le dette lingue dal latino, anzi da esso volgare, e non potendo aver preso nessuna parola o modo volgare o primitivo loro immediatamente dalla lingua greca.

Il qual discorso, se si tratta di parole o modi italiani, ha la sua piena forza e dimostra l’esistenza di dette parole o modi nell’antico volgare latino proprio, cioè in quello che si parlava anticamente in Italia. Trattandosi di parole francesi, lo può solamente dimostrare rispetto all’antico volgare latino che si parlava nelle Gallie, il quale poteva differire alquanto (e certo differiva come dialetto) da quello parlato in Roma o in Italia. Vale a dire che in quel volgare vi poteva essere qualche parola o modo greco derivato dalle colonie greco-galliche, il quale non  (1043)