Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/447

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434 pensieri (1137-1138-1139)

distintamente, ma anzi ad un’epoca ancora tenebrosa e favolosa. E il piú antico monumento della scrittura greca che ci rimanga è forse anche, eccetto i libri sacri, la piú antica scrittura  (1138) che si conosca: dico Omero. E questo scrittore non solamente non è rozzo, ma tale che non ha pari di pregio in veruno de’ secoli susseguenti. Né tale avrebbe potuto essere senza una lingua o perfetta o quasi. Bisogna dunque supporre, come tutti fanno, avanti Omero una lunga serie di tempi e di scrittori ne’ quali la lingua di rozza e impotente divenisse a poco a poco quale si vede in Omero. Ma i Catoni, i Plauti, i Lucrezi che precederono Omero non ci restano come quelli che precederono Cicerone e Virgilio, e neppure si ha certa memoria di nessuno di loro. Anzi da Omero in su ci si spegne ogni lume intorno alla lingua greca. Vedi dunque la gran differenza degli ostacoli allo scoprimento della prima lingua greca, paragonati con quelli per la prima lingua latina. Possiamo dire che nella lingua latina abbiamo la stessa antichità della greca e contuttociò un’antichità meno antica e piú vicina a noi.

Io credo però che la ricerca di questa ci farà strada alla ricerca delle origini greche. Stante che la lingua latina è sorella della greca, ed arrivando alla fonte di quella, si giunge dunque alla fonte di questa. O se il latino è derivato dal greco, certo n’é derivato in antichissima età, e cosí verremo ad illuminare, mediante le origini latine, quest’antichissima età della lingua greca. Vedi p. 1295.

Se è vera l’opinione del Lanzi che la lingua  (1139) etrusca non sia fuori che un misto dell’antichissimo latino e dell’antichissimo greco, detta lingua e il suo studio potrà molto giovare a queste nostre ricerche. E vicendevolmente le osservazioni che abbiam fatto dovranno poter giovare notabilmente alla intelligenza e rischiaramento della lingua etrusca, an-