Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/449

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436 pensieri (1140-1141)

Per poco che s’abbia l’orecchio avvezzo al latino, facilmente si vede come impropria e debole in questo luogo sarebbe la parola iaciebant invece di iactabant. Ma quanto male vi starebbe anche iactitabant, cioè il frequentativo di iacere, si vedrà ponendo mente che detta parola avrebbe significato lanciare spesso ed anche languidamente; laddove iactabant, continuativo, significa lanciavano assiduamente e a distesa senza veruna intermissione. E cosí questo verbo riesce proprissimo ed ottimamente quadra al bisogno. E l’azione qui viene ad essere continuativa e non frequentativa, che è troppo poco ad una resistenza ostinata quale Virgilio voleva esprimere. Vedi dunque la differenza fra il continuativo e il frequentativo e se iactare sia frequentativo come dicono i grammatici. Né mi si dica che Virgilio voleva esprimere una resistenza debole e inutile e però volle usare una parola che esprimesse certo languore di azione. Debole e inutile,  (1141) rispetto alle forze superiori de’ greci, non già debole rispetto alle forze degli assediati, anzi tanta quanta piú si poteva. E Virgilio vuol descrivere una resistenza quanto piú vana, tanto piú disperata. E cosí quel miseri e quell’irrita che esprimono l’inutilità della resistenza fanno un bello e vivo contrapposto collo iactabant che esprime lo sforzo, l’infaticabilità, l’affanno, l’ostinazione, la ferocia, la fermezza, la pienezza della resistenza, e rende questo luogo sommamente espressivo in virtú della proprietà delle parole, al solito di Virgilio. La qual bellezza e la piena forza e il vero senso di questo verbo nel detto luogo e in altri simili, come ancora di altri tali verbi in tali usi e le bellezze d’altri siffatti luoghi non credo che sieno state mai sentite da nessun moderno, per non essersi mai posto mente alla vera proprietà, alla propria forza, natura, indole di questo genere di verbi che chiamo continuativi. Servio spiega Jactabant: Spargebant, quasi nihil profutura, senso che non ha