Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/475

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462 pensieri (1176-1177)

spesso colla sola loro patria, erano grandissimi. Noi, conoscendo tutto il mondo, ed essendo in relazione con tutto il mondo, siamo piccolissimi. Applicate questo pensiero ai diversissimi aspetti sotto i quali si verifica che, essendo cresciuto il mondo, l’individuo s’è impiccolito sí fisicamente che moralmente, e vedrete esser vero in tutti i sensi che l’uomo e le sue facoltà impiccoliscono a misura che il mondo cresce in riguardo loro (16 giugno 1821).


*    Ho detto altrove che il troppo spesse volte è padre del nulla. Osserviamolo ora nel genio e nelle facoltà della mente. Certi ingegni straordinarissimi che la natura alcune volte ha prodotti quasi per miracolo sono stati, o del tutto o quasi, inutili, appunto a cagione della soverchia forza o del loro intelletto o della loro immaginazione, che finiva nel non potersi risolvere in nulla, né dare alcun frutto determinato.

1°, Questi tali geni sommi hanno consumato rapidamente il loro corpo e le stesse loro facoltà mentali, lo stesso genio. La soverchia delicatezza de’ loro organi li rende e piú facili a consumarsi e piú facili a guastarsi, rimanendo inferiori di facoltà agli organi i meno delicati e i piú imperfetti. Testimonio Pascal, morto di trentanove (1177) anni, ed era già soggetto a una specie di pazzia. Testimonio Ermogene, che forse fu uomo insigne e straordinario, sebbene il suo secolo non gli permettesse di parer tale anche a noi, durante quel poco di tempo che gli durò l’uso delle sue facoltà mentali. Testimonio quel Genetlio, di cui parla Esichio Milesio e Suida, il quale non era che un portento di memoria; ma quello ch’io dico dell’intelletto o della fantasia, dico pure della memoria, e si sono spesso veduti uomini che erano portenti di memoria da giovani, divenir maraviglie di dimenticanza da vecchi o ancor prima. Vedi il Cancellieri, Degli uomini di gran memoria ec. S’io volessi qui noverare