Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/85

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72 pensieri (577-578-579)

dovrebbero emergere perch’ella corrispondesse al suo scopo, cioè alla felicità della nazione.

1°, Tutto quello che non ha il suo fondamento nella natura della cosa ha un’esistenza sostanzialmente precaria. La cosa può restare e la modificazione perire, alterarsi, dimenticarsi, abbandonarsi, diversificarsi in mille guise, non ottenere il suo scopo, restare quanto al nome e all’apparenza, non quanto al fatto. Insomma, le convengono tutte quelle proprietà, che nelle scuole si attribuiscono all’accidente e che lo definiscono. Di piú, ancorché resti, e resti in tutta la sua relativa perfezione o integrità, difficilmente può giovare e valere e tornare in bene, non avendo la sua propria ragione nell’essenza e natura della cosa.

2°, La ragione e l’essenza della monarchia consiste in questo, che alla società è necessaria  (578) l’unità. L’unità non è vera se il capo o principe non è propriamente e interamente uno. Questo non vuol dir altro se non che essere assoluto, cioè padrone egli solo di tutto quello che concerne il suo fine, cioè il bene comune. Quanto piú si divide il potere, tanto piú si pregiudica all’unità; dunque tanto piú si viola, si allontana e si esclude la ragione e la perfezione e della monarchia e della società.

Cosí che lo stato costituzionale non corrisponde alla natura e ragione né della società in genere né della monarchia in specie. Ed è manifesto che la costituzione non è altro che una medicina a un corpo malato. La qual medicina sarebbe aliena da quel corpo, ma questo non potrebbe vivere senza lei. Dunque bisogna compensare l’imperfezione della malattia con un’altra imperfezione. E cosí appunto la costituzione non è altro che una necessaria imperfezione del governo. Un male indispensabile per rimediare o impedire un maggior male. Come un cauterio in un individuo affetto da reumi ec. Che sebbene quell’individuo vive  (579) mediante quel cauterio, altrimenti non vi-