Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/188

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174 pensieri (1461-1462)

filosofiche; gloria che veramente era grande, anzi somma, un secolo e mezzo addietro; né certo il Papa la disprezzava, né soleva ricordarsi molto spesso di quell’ammonizione. Oggi questo smisurato colosso d’impero filosofico è stato distrutto da quello di un’altra filosofia; nuovo impero conveniente al secolo che l’ha stabilito e prodotto. E sarà piú facile assai che anche questo cada di quello che il primo risorga (7 agosto 1821).


*    Noi stessi nelle nostre riflessioni giornaliere le meno profonde conosciamo e sentiamo che la virtú, è un fantasma e che non c’é ragione per cui la tal cosa sia virtú se non giova, né vizio se non nuoce; e siccome una cosa ora giova, ora nuoce, a questo giova, a quello no, ad un genere di esseri sí, ad un altro no, ec. ec. cosí veniamo a confessare che la virtú, il vizio, il cattivo, il buono è relativo. Noi  (1462) non troviamo nell’ordine di questo mondo alcuna ragione perché una cosa che giova a me, anche grandemente, e nuoce ad altri, anche leggermente, non si possa fare e sia colpa; perché un atto segreto che non giova né a me né ad altri e non nuoce a veruno, e non ha spettatori, possa essere virtuoso o vizioso; perché, per esempio, una bugia che non nuoce ad alcuno, e neppur dà mal esempio perché non è conosciuta, una bugia che giovi sommamente ad altri o a me stesso, senza nuocere ad alcuno, sia male e colpa. Le ragioni di tutto ciò noi siamo costretti a riporle in un Essere dove personifichiamo il bene, la virtú, la verità, la giustizia ec., facendolo assolutamente, e per assoluta necessità, buono; che se cosí non facessimo, neppure in lui avremmo trovato il confine delle cose e la ragione per cui questo o quello sia assolutamente buono o cattivo. Noi consideriamo dunque detto Essere come un tipo, a norma del quale convenga giudicare della bontà o bellezza ec.,