Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/20

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6 pensieri (1212-1213-1214)

Se esistesse un bello assoluto, la sua idea sarebbe continua, indelebile, inalterabile, uniforme in tutti gli uomini, né si potrebbe o perdere o acquistare, o indebolire o rinforzare, o minorare o accrescere,  (1213) o in qualunque modo cambiare (e cambiare in idee contrarie, come abbiamo veduto) coll’assuefazione dalla quale non dipenderebbe (24 giugno 1821).


*    Da qualche tempo tutte le lingue cólte di Europa hanno un buon numero di voci comuni, massime in politica e in filosofia ed intendo anche quella filosofia che entra tuttogiorno nella conversazone, fino nella conversazione o nel discorso meno cólto, meno studiato, meno artifiziato. Non parlo poi delle voci pertinenti alle scienze, dove quasi tutta l’Europa conviene. Ma una grandissima parte di quelle parole che esprimono cose piú sottili e, dirò cosí, piú spirituali di quelle che potevano arrivare ad esprimere le lingue antiche e le nostre medesime ne’ passati secoli; ovvero esprimono le stesse cose espresse in dette lingue, ma piú sottilmente e finamente, secondo il progresso e la raffinatezza delle cognizioni e della metafisica e della scienza dell’uomo in questi ultimi tempi; e, insomma, tutte o quasi tutte quelle parole ch’esprimono precisamente un’idea al tempo stesso sottile e chiara o almeno perfetta ed intera; grandissima parte, dico, di queste voci sono le stesse in tutte le lingue cólte d’Europa, eccetto piccole modificazioni particolari, per lo piú nella desinenza. Cosí che vengono a formare una specie di piccola lingua o un vocabolario strettamente universale. E dico strettamente universale, cioè non come è universale la lingua francese, ch’é lingua secondaria  (1214) di tutto il mondo civile. Ma questo vocabolario, ch’io dico, è parte della lingua primaria e propria di tutte le nazioni e serve all’uso quotidiano di tutte le lingue e degli scrittori e parlatori di tutta l’Europa cólta. Ora, la massima