Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/268

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254 pensieri (1594-1595)

come tutto sia relativo, si può anche vedere nelle parole, ne’ modi, ne’ concetti, nelle immagini della poesia e della prosa comparativamente. Paragone il quale si può facilmente istituire, mostrando, per esempio, come una parola, una sentenza non insolita, che non fa verun effetto nella prosa, perché vi siamo assuefatti, lo faccia nel verso ec. ec. ec., e puoi vedere la p. 1127 (31 agosto 1821).


*    La bellezza è naturalmente compagna della virtú. L’uomo senza una lunga esperienza non si avvezza a credere che un bel viso possa coprire un’anima malvagia. Ed ha ragione, perché la natura ha posto un’effettiva corrispondenza tra le forme esteriori e le interiori, e se queste non corrispondono, sono per lo piú alterate da quelle ch’erano naturalmente. Pure è certo che i belli sono per lo piú cattivi. Lo stesso dico degli altri vantaggi naturali o acquisiti. Chi li possiede, non è buono. Un brutto, un uomo sprovvisto di pregi e di vantaggi, piú facilmente s’incammina alla virtú. Gli uomini senza talento sono piú ordinariamente buoni che quelli che ne son ricchi. E tutto ciò è ben naturale nella società. L’uomo insuperbisce del vantaggio che si accorge  (1595) di avere sugli altri e cerca di tirarne per se tutto quel partito che può. S’egli è piú forte, fa uso della sua forza. Il piú debole si raccomanda, e segue la strada che piú giova e piace agli altri, per cattivarseli. Il forte non abbisogna di questo. Ecco l’abuso de’ vantaggi. Abuso inevitabile e certo, posta la società. Cosí dico de’ potenti ec., i quali non ponno essere virtuosi. Ne’ privati a me pare che non si trovi vera affabilità, vera e costante amabilità e facilità di costumi, interesse per gli altri ec., se non che nei brutti, in chi ha qualche svantaggio, è nato in bassa condizione ed assuefattoci da piccolo, ancorché poi ne sia uscito, è povero o lo fu, ovvero negli sventurati.

Ora domando io. Sono vantaggi o non sono, la bel-