Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/274

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260 pensieri (1604-1605)

chè derivata senza influenza della volontà dalle assuefazioni ec.

È probabile che, laddove oggi il fondamento o la condizione universale del bello è la delicatezza, per li primitivi lo fosse ciò che noi chiamiamo grossezza; perchè il nostro stato e quindi le nostre assuefazioni e idee sono giusto in questo punto diametralmente opposte alle primitive e naturali (e selvagge). Ma se anche la delicatezza entrava, o come straordinaria e quindi graziosa, o in qualunque altro modo, nell’idea primitiva del bello, ella era una delicatezza diversissima da quella che oggi si stima indispensabile alla bellezza. Ella era una delicatezza assai minore, e tale che a noi parrebbe poco lungi dal grossolano e anche grossezza. Siccome per lo contrario la delicatezza presente ai primitivi sarebbe paruta eccessiva, sconveniente e brutta. L’idea insomma della delicatezza poteva forse entrare nel bello primitivamente concepito (specialmente nell’uomo rispetto alla donna, della quale è propria per natura, e quindi conveniente, una delicatezza, ma solo rispettiva e proporzionata, e riguardo alla differente natura dell’uomo ec.), ma solo nel detto modo. E così ogni bellezza è relativa. E proporzionate differenze  (1605) si trovano fra il bello antico e il moderno, fra il bello di una nazione e quello di un’altra; di un clima, di un secolo e quello di un altro; fra il bello degl’italiani e quello de’ francesi ec. ec. (1 settembre 1821). Vedi p. 1698.


*   È vero che l’uomo felice non suol esser molto compassionevole, ma l’uomo notabilmente infelice, ancorchè nato sensibilissimo, non è quasi affatto capace di compassione spontanea e sensibile. Sviluppa questa verità nelle sue parti, e nelle sue cagioni (1 settembre 1821).


*   Alla p. 1448. Le odierne feste cristiane son ve-