Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/300

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
286 pensieri (1646-1647-1648)

uno ne sorgerà nell’altra, e quest’uno probabilmente sarà passato sin da fanciullo nella prima, mediante favorevoli  (1647) circostanze di educazione ec. Scorrete massimamente le campagne (giacché le città sviluppano sempre alquanto le facoltà mentali anche dei poveri) e ditemi, se potete, il tal contadino è un genio nascosto. E pur è certo che vi sono fra i contadini tante persone proprie a divenir genii, quante nelle altre classi in proporzione del numero rispettivo di ciascuna. E nessuna è piú numerosa di questa. Che cosa è dunque ciò che si dice, che il genio si fa giorno attraverso qualunque riparo, e vince qualunque ostacolo? Non esiste genio in natura, cioè non esiste (se non forse come una singolarità) nessuna persona le cui facoltà intellettuali sieno per se stesse strabocchevolmente maggiori delle altrui. Le circostanze e le assuefazioni col diversissimo sviluppo di facoltà non molto diverse, producono la differenza degl’ingegni; producono specialmente il genio, il quale appunto perché tanto s’innalza sull’ordinario (il che lo fa riguardare come certissima opera della natura), perciò appunto è figlio assoluto dell’assuefazione ec. (7 settembre 1821). (1648)


*    Pare assurdo, ma è vero, che l’uomo forse il piú soggetto a cadere nell’indifferenza e nell’insensibilità (e quindi nella malvagità che deriva dalla freddezza del carattere), si è l’uomo sensibile, pieno di entusiasmo e di attività interiore, e ciò in proporzione appunto della sua sensibilità ec.1. Massime s’egli è sventurato; ed in questi tempi dove la vita esteriore non corrisponde, non porge alimento né soggetto veruno all’interiore, dove la virtú e l’eroismo sono spenti, e

  1. Quasi si verifica in questo senso e modo ciò che quel vecchio disse a Pico, della stupidità dei vecchi stati spiritosi straordinariamente da fanciulli.