Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/350

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336 pensieri (1730-1731)

da’ suoi contemporanei i lumi propri dell’età sua, si spinge innanzi e fa dieci passi nella carriera. Il mondo ride, lo perseguita a un bisogno e lo scomunica, né si muove dal suo posto o, vogliamo dire, non accelera la sua marcia. Intanto gli spiriti mediocri, parte aiutati dalle scoperte di quel grande, ma piú di tutto pel naturale andamento delle cose e per forza delle proprie meditazioni, fanno un mezzo passo. Altri ripetono le verità da loro insegnate, siccome poco discordi dalle già ricevute, e facilmente ammissibili. Il mondo, sí per questa ragione sí per forza dell’esempio di molti, li segue. I loro successori fanno un altro mezzo passo con eguale fortuna. Cosí di mano in mano, finché si arriva a compiere il decimo passo e a trovarsi nel punto dove quel grande spirito si trovò tanto tempo prima. Ma egli o è già dimenticato, o l’opinione prevalsa intorno a lui dura ancora, o finalmente il mondo non gli rende alcuna giustizia, perch’egli si trova già sapere tutto ciò che quegli seppe, ne fu istruito per altro mezzo e non crede  (1731) di dovergli nulla, come poco infatti gli deve. Cosí la sua gloria si ridurrà ad una sterile ammirazione e ad un passeggero elogio che ne farà qualche altro spirito profondo, che consideri com’egli fosse andato innanzi allo spirito umano nella sua carriera. Elogi e considerazioni di poco effetto, perché il mondo si trova già uguale a lui, ben presto se gli troverà superiore, e lo è forse anche presentemente, perché il tempo ha ben avuto luogo di meglio sviluppare e confermare le sue dottrine. Or quale ammirazione verso gli uguali o gl’inferiori?

Un’età non vuol mai trovarsi in contraddizione colle sue opinioni passate e concepite nella fanciullezza. Ella non è capace se non di progredire a poco a poco, sviluppando le sue cognizioni e mettendo l’età future in grado di arrivare a credere il contrario di ciò che essa credette. Cosí lo spirito umano si avanza senza mai credere di mutare opinione. Non è se non