Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/40

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26 pensieri (1239-1240-1241)

loro appartenenti, ci vengono pel canale di una lingua sorella e già ridotte in forma facilmente adattabile al nostro idioma, massime dopo averci familiarizzato l’orecchio mediante l’uso fattone da essa lingua, 1°, sí comune in Italia e per tutto; 2°, sí affine alla nostra (29 giugno, dí di S. Pietro, 1821).


*    Spesso è utilissimo il cercar la prova di una verità già certa e riconosciuta e non controversa. Una verità isolata, come ho detto altrove, poco giova, massime al filosofo e al progresso dell’intelletto. Cercandone la prova, se ne conoscono i rapporti e le ramificazioni (sommo scopo della filosofia); e si scoprono pure  (1240) bene spesso molte analoghe verità o ignote o poco note o dei rapporti loro sconosciuti ec.: si rimonta insomma bene spesso dal noto all’ignoto o dal certo all’incerto o dal chiaro all’oscuro, ch’é il processo del vero filosofo nella ricerca della verità. E perciò i geometri non si contentano di avere scoperta una proposizione, se non ne trovano la dimostrazione. E Pitagora immolò un’ecatombe per la trovata dimostrazione del teorema dell’ipotenusa, della cui verità era già certo ed ognuno poteva accertarsene colla misura. Però giova il cercare la dimostrazione di una verità già dimostrata da altri, senza aver notizia della dimostrazione già fatta. Perché i diversi ingegni, prendendo diverse vie, scoprono diverse verità e rapporti, benché partendo da uno stesso punto o collimando a una stessa meta o centro ec. (29 giugno 1821).


*    Una delle principali, vere ed insite cagioni della vera e propria ricchezza e varietà della lingua italiana, è la sua immensa facoltà dei derivati, che mette a larghissimo frutto le sue radici. Osserviamo solamente le diverse formazioni che dalle sue radici ella può fare de’ verbi frequentativi o diminutivi. Colla desinenza in eggiare, come da schiaffo,  (1241) da vez-