Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/240

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228 pensieri (2416-2417-2418)

ma non basta di gran lunga; ed anch’essa è una qualità quasi estrinseca e senza quasi accidentale alla lingua, la quale senza punto punto alterarsi o scomporsi in niun  (2417) modo può essere ed è, oggi piú abbondante di parole, domani meno, secondo le circostanze nazionali, commerciali, politiche, scientifiche ec. Infatti, la lingua francese è in verità ricchissima di parole, massime in filosofia, scienze, conversazione, manifatture e in ogni uso e materia di società, di commercio ec. ec.; e non per questo è bella, né piú bella dell’italiana e neanche della spagnuola. La vera e non accidentale, ma essenziale bellezza di una lingua, quella che non si può perdere, se la lingua non si corrompe formalmente, è una bellezza intrinseca e spetta all’indole della lingua; e questa non può consistere in altro che nell’ardire. Or questo ardire che cos’è, fuorché la libertà di non essere esatta e matematica? Giacché, quanto all’esattezza, torno a dire, tutte le lingue ne sono egualmente capaci e tutte per mezzo suo posson divenire e diverrebbero uniformi affatto nell’indole, essendo la ragione una; e non trovandosi varietà se non se nella natura. Quindi se lingua bella è lingua ardita e libera, ella è parimente lingua non esatta e non obbligata  (2418) alle regole dialettiche delle frasi, delle forme e generalmente del discorso. Osservate tutte le lingue chiamate belle, antiche e moderne, greca, latina, italiana, spagnuola: in tutte troverete non altra bellezza propriamente che ardire e questo ardire non posto in altro che nelle cose sopraddette. Osservate anche gli scrittori chiamati belli ed eleganti in ciascuna di tali lingue e paragonateli con quelli che non lo sono. Osservate per se, ciascuna frase, forma ec., chiamata bella ed elegante, e paragonatela ec. Non v’é lingua bella che non sia lingua poetica, cioè non solo capace, anzi posseditrice d’una lingua distintamente poetica (come l’hanno tutte le suddette e come non l’ha la francese),