Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/268

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256 pensieri (2463-2464-2465)

Fra tanto queste osservazioni si debbono applicare a dimostrar con un esempio recente, quanto debbano essere state alterate le primitive lingue nell’applicarle alla scrittura e all’alfabeto o proprio o forestiero e nella creazione della loro ortografia, e quanto poco ci possiamo fidare del modo in cui esse ci ponno essere pervenute, cioè pel solo mezzo della scrittura (5 giugno, vigilia del Corpus Domini, 1822).


*    Alla p. 2457, margine. Qual nazione, se non dopo fatta cristiana, non riputò per doni  (2464) di Dio e segni del favor celeste le prosperità, e per gastighi di Dio e segni dell’odio suo le sventure? (onde fra’ piú antichi, e fra gli stessi ebrei, come i lebbrosi ec., si fuggiva con orrore l’infelice come scellerato, e quando anche non si sapesse o non si fosse mai saputa da alcuno la menoma sua colpa, si stimava reo di qualche occulto delitto, noto ai soli Dei, e la sua infelicità s’aveva per segno certo di malvagità in lui, e se l’avevano creduto buono, vedendo una sua sciagura, credevano di disingannarsene). Al contrario accadde nella nostra religione, la quale, se non altro, definisce per maggior favore e segno di maggior favore di Dio l’infelicità, che la prosperità (5 giugno 1822).


*    Alla p. 2462, mezzo - non elementi dell’alfabeto inutili o che esprimano piú d’un suono indarno ec., come per esempio nello spagnuolo è inutile che il suono del j sia espresso anche né piú né meno dal x avanti vocale e dal g avanti l’e e l’i. E non solo inutile, ma in ispagnuolo produce ancor molta confusione e varietà biasimevole  (2465) e inutile nel modo di scrivere una stessa parola, anche appresso un medesimo scrittore, in un medesimo libro: sebbene io credo che la moderna ortografia spagnuola (rettificata e resa piú esatta, come tutte le altre, e come tutte le cose moderne) sia emendata in tutto o in