Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/339

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(2598-2599-2600) pensieri 327

Ben potrebbono tuttavia esser poco conformabili i sensi esteriori, o qualcuno de’ medesimi, in un uomo di conformabilissimo ingegno. Ma si vede in realtà che questo accade di rado e per lo piú la natura degli individui (come quella delle specie, e dei generi e come la natura universale) si corrisponde appresso a poco in ciascuna sua parte.  (2599) E in questo caso particolarmente ciò è ben naturale, poiché la conformabilità non è altro che maggiore o minor dilicatezza di organi e di costruzione; e difficilmente si trovano affatto rozzi, duri, non pieghevoli i tali o tali organi in un individuo che sia dilicatamente formato nell’altre sue parti. Come infatti è osservato da’ fisici che l’uomo, della cui suprema conformabilità di mente diciamo altrove, è parimente di tutti gli animali il piú abituabile e il piú conformabile nel fisico: però il genere umano vive in tutti i climi e uno individuo medesimo in vari climi ec., a differenza degli altri animali, piante ec. Cosí mi faceva osservare in Firenze il Conte Paoli.

*   L’uniformità è certa cagione di noia. L’uniformità è noia, e la noia uniformità. D’uniformità vi sono moltissime specie. V’é anche l’uniformità prodotta dalla continua varietà, e questa pure è noia, come ho detto altrove, e provatolo con esempi. V’é la continuità di tale o tal piacere, la qual continuità è uniformità, e perciò noia ancor essa, benché il suo soggetto sia il piacere. Quegli sciocchi poeti, i quali vedendo che le descrizioni nella poesia sono piacevoli hanno ridotto la poesia a continue descrizioni, hanno tolto il piacere e sostituitagli la noia (come i bravi poeti stranieri moderni, detti descrittivi): ed io ho veduto persone di niuna letteratura, leggere avidamente l’Eneide,  (2600) ridotta nella loro lingua, la qual par che non possa esser gustata da chi non è intendente, e gettar via dopo i primi libri le Meta-