Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/42

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30 pensieri (2056-2057)

stesso il mio pensiero). Ecco come la soppressione stessa di parole, di frasi, di concetti riesca bellezza, perché obbliga l’anima piacevolmente all’azione e non la lascia in ozio ec. ec. Tali qualità nello stile possono facilmente essere eccessive come nel seicento. Allora l’anima non vi prova gusto, almeno non in tutti i tempi e nazioni ec. ec., giacché l’eccesso, come il difetto, in questo e in tutt’altro è relativo.

Tali stili che ho detto bastare alle volte senz’altro a fare un poeta, sono poi cosí difficili a distinguersi dalle cose, che non facilmente potrete dire, se il tal pezzo scritto in simile stile sia poetico pel solo stile o per le cose ancora. Del resto, è evidente che detti stili domandano vivacità d’immaginazione ec. ec. nel poeta (e nel lettore ancora) e quindi disposizioni poetiche: e se vorremo sottilmente guardare, poche pochissime parti troveremo nelle piú poetiche poesie, che, detratte queste e simili qualità dello stile in  (2057) cui sono scritte, restino ancora poetiche. L’immaginazione in gran parte non si diversifica dalla ragione, che pel solo stile o modo, dicendo le stesse cose. Ma queste cose la ragione non le saprebbe né potrebbe mai dir cosí; e solo il poeta vero le esprime in tal modo (5 novembre 1821).


*    La poca libertà e la somma determinazione e precisazione del carattere e della forma della lingua latina che può parere strana 1o, in una lingua antica, 2o, in una lingua parlata e scritta da tanta moltitudine e diversità di gente e di nazioni, 3o, in una lingua d’un popolo liberissimo e formata e ridotta a letteratura nel tempo che la sua libertà era anzi sí eccessiva da degenerare in anarchia, oltre le cagioni dette altrove ebbe certo fra le principali la seguente.

La lingua latina, riconosciuta per buona, legittima e propria della letteratura, non fu mai, sinch’ella si mantenne nella sua primitiva forma e