Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/441

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(2781-2782-2783) pensieri 429

successivamente o anche allo stesso tempo, in cui la lingua latina si arricchisse, come certo fece, delle spoglie della greca, ed anche ricevesse sotto nuova forma alcune di quelle medesime voci ch’erano nate da lei e da lei passate nella lingua greca, o alcuni derivati di quelle? Come sarebbe nella nostra supposizione; cioè che sto, nato nella lingua latina dal participio di sum, passato in Grecia sotto forma di στάω,  (2782) ridotto quivi per paragoge alla forma di ἱστάω, e per contrazione a quella d’ἱστῶ e mutata significazione per affinità, ritornasse nel latino colla forma di sisto; il qual verbo verrebbe cosí ad essere originalmente il medesimo che sto.

Osservando la cosa ne’ tempi moderni, non sappiamo noi che la lingua francese è venuta d’Italia? e che dal medesimo fonte nacque una lingua sorella della francese, cioè l’italiana? E non vediamo noi quante parole nate o allevate nel nostro paese, cioè nella lingua latina; di qua passate in Francia; quivi alterate o di forma o di senso o d’ambedue; sono ritornate in Italia come forestiere ed altrui, e ricevute in questa lingua sorella della francese, e ciò fino dal cento o dal dugento o dal trecento, e tuttogiorno nella metà dell’ultimo secolo e in questo? E chi dicesse per questa ragione che la lingua francese è madre e non sorella dell’italiana, o chi negasse che la lingua francese sia provenuta  (2783) d’Italia, s’apporrebb’egli al vero?

Credo eziandio che non poche voci venute dalla stessa lingua italiana (non dall’antica latina), e passate in Francia, di là ci sieno tornate e ci tornino tuttavia bene spesso come forestiere: o che quelle nostre sieno dimenticate, o che queste sieno alterate in modo che non si riconoscano essere originalmente tutt’une colle nostre ancora esistenti e già preesistenti alle sopraddette francesi (quanto a molte voci e forme italiane passate anticamente fra’ provenzali, ed ora