Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/322

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(3318-3319-3320) pensieri 315

qualsivoglia genere. Come dal principio delle loro letterature in poi quelle nazioni non hanno mai intermesso di coltivar esse medesime gli studi in esse introdotti; o creando e inventando nuovi generi o discipline, con esse hanno naturalmente e sin dal loro principio creato o formato il linguaggio che loro si conveniva; o accettando generi o discipline forestiere, non mai per ancora in esse nazioni conosciute o trattate, insieme con essi generi e discipline accettarono senza contrasto alcuno quei modi e quei vocaboli, ancorché forestieri, che con esse erano congiunte, e che a volerle trattare indispensabilmente si richiedevano; cosí non è stato mai tempo alcuno in  (3319) cui gli scrittori di quelle nazioni, avendo che scrivere, non avessero come scrivere; mai tempo alcuno in cui quelle nazioni non avessero lingua nazionale moderna per qualunque genere di letteratura e per qualsivoglia disciplina da loro trattata.

Ben diverso è oggidí il caso dell’Italia. Come noi non abbiamo se non letteratura antica, e come la lingua illustre e propria ad essere scritta non è mai scompagnata dalla letteratura, e segue sempre le vicende di questa, e dove questa manca o s’arresta, manca essa pure e si ferma; cosí fermata tra noi la letteratura, fermossi anche la lingua, e siccome della letteratura, cosí pur della lingua illustre si deve dire, che noi non ne abbiamo se non antica. Sono oggimai piú di centocinquant’anni che l’Italia né crea, né coltiva per se verun genere di letteratura, perocché in niun genere ha prodotto scrittori originali dentro questo tempo, e gli scrittori che ha prodotto, non avendo mai fatto e non facendo altro che copiare gli antichi, non si chiamano coltivatori della letteratura, perché non coltiva  (3320) il suo campo chi per esso passeggia e sempre diligentemente l’osserva, lasciando però le cose come stanno; né per rispetto di questi scrittori verun genere della nostra letteratura s’é per