Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/40

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(2848-2849) pensieri 33

cosí vario, cosí sfuggevole, cosí pieghevole, cosí adattabile ad ogni sorta di qualità, ch’esso abbracci tutti i caratteri delle altre nazioni, e a tutti questi si possa conformare? tutto l’opposto, perché il carattere della nazione tedesca è benissimo marcato e cosí costante, che forse il suo difetto è di piegare alla roideur, a una certa rigidezza e durezza, e di mancare un poco troppo di mollezza e pieghevolezza. Ma quando anche fosse appunto il contrario (come sarebbe fino a un certo segno negl’italiani), a me basterebbe che la nazion tedesca avesse pure un qualunque carattere, che offrisse abbastanza tratti di distinzione per non poterlo confondere con un altro, e molto meno con qualsivoglia altro. Or dunque se la nazione tedesca ha un carattere proprio, se essendo civile non può non averlo, se tutte le nazioni civili lo hanno, e non possono mancarne,  (2849) la lingua tedesca s’ella è formata, e piú, s’ella è perfetta, dev’essere una fedelissima e completa immagine di questo carattere, e per conseguenza avere anch’essa un carattere, e determinato e costante, e tale che non si possa confondere con quello di un’altra lingua, né ella possa ammettere il carattere di un’altra lingua, ancorché simile a lei, né molto meno scambiare il suo proprio carattere con questo. Ma la lingua tedesca, senza far violenza alcuna a se stessa, ammette le costruzioni, le forme, le frasi, l’armonia, non solo delle lingue affini, non solo delle settentrionali, ma delle piú aliene, ma delle antichissime, delle meridionali, delle formate e delle informi, di quelle che appartengono a nazioni per costumi, per opinioni, per governi, per costituzione corporale, per climi, per leggi eterne della natura disparatissime, ed eziandio contrarissime al carattere proprio e costantissimo e certissimo della nazion tedesca, insomma di tutte le possibili lingue passate e presenti e per cosí dir future. Dunque la lingua tedesca non è formata, non è determinata, e molto meno perfetta.

Leopardi. - Pensieri, V. 3