Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/96

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(2937-2938-2939) pensieri 89

stendo noi e facendo parte della università della esistenza, senza niun frutto per noi? Ma con tutto ciò come possiamo chiamar vile e nulla quell’opera di cui non vediamo  (2938) né potremo mai vedere nemmeno i limiti? né arrivar mai ad intendere né anche a sufficientemente ammirare l’artifizio e il modo? anzi neppur la qualità della massima parte di lei? cioè la qualità dell’esistenza della piú parte delle cose comprese in essa opera; o vogliamo dir la massima parte di esse cose, cioè degli esseri ch’esistono. Pochissimi de’ quali, a rispetto della loro immensa moltitudine, son quelli che noi conosciamo pure in qualunque modo, anche imperfettamente. Senza parlar delle ragioni e maniere occulte dell’esistenza che noi non conosciamo né intendiamo punto, neppur quanto agli esseri che meglio conosciamo, e neppur quanto alla nostra specie e al nostro proprio individuo (10 luglio 1823).


*    Questo ch’io dico delle opere della natura dicasi eziandio proporzionatamente di molte o grandi o belle o per qualunque cagione notabili e maravigliose opere degli uomini, o sieno materiali, o appartengano puramente alla ragione; o di mano o d’intelletto o d’immaginativa; scoperte, invenzioni, scienze, speculazioni ec. ec.;  (2939) discipline pratiche o teoriche; navigazioni, manifatture, edifizi, costruzioni d’ogni genere, opere d’arte ec. ec (11 luglio 1823).


*    Dalle lunghe considerazioni da me fatte circa quello che voglia significare nella Genesi l’albero della scienza ec., dalla favola di Psiche della quale ho parlato altrove, e da altre o favole o dogmi ec. antichissimi, che mi pare avere accennato in diversi luoghi, si può raccogliere non solo quello che generalmente si dice, che la corruzione e decadenza del genere umano da uno stato migliore sia comprovata da una remotissima, universale, costante e continua