Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/98

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(2941-2942) pensieri 91

favola per annunziar le verità, benché niuna intenzione avessero di renderle méconnaissables (11 luglio 1823).


*    Il principal difetto della ragione non è, come si dice, di essere impotente. In verità ella può moltissimo, e basta per accertarsene il paragonare l’animo e l’intelletto di un gran filosofo con quello di un selvaggio o di un fanciullo, o di questo medesimo filosofo avanti il suo primo uso della ragione: e cosí il paragonare il mondo civile presente sí materiale che morale, col mondo selvaggio presente, e piú col primitivo. Che cosa non può la ragione umana nella speculazione? Non penetra ella fino all’essenza delle cose che esistono, ed anche di se medesima? non ascende fino al trono di Dio, e non  (2942) giunge ad analizzare fino ad un certo segno la natura del sommo Essere? (vedi quello che ho detto altrove in questo proposito). La ragione dunque per se, e come ragione, non è impotente né debole, anzi, per facoltà di un ente finito, è potentissima; ma ella è dannosa, ella rende impotente colui che l’usa, e tanto piú quanto maggiore uso ei ne fa, e a proporzione che cresce il suo potere scema quello di chi l’esercita e la possiede, e piú ella si perfeziona, piú l’essere ragionante diviene imperfetto: ella rende piccoli e vili e da nulla tutti gli oggetti sopra i quali ella si esercita, annulla il grande, il bello, e per cosí dir la stessa esistenza, è vera madre e cagione del nulla, e le cose tanto piú impiccoliscono quanto ella cresce; e quanto è maggiore la sua esistenza in intensità e in estensione, tanto l’esser delle cose si scema e restringe ed accosta verso il nulla. Non diciamo che la ragione vede poco. In effetto la sua vista si stende quasi in infinito, ed è acutissima sopra ciascuno oggetto, ma essa vista ha questa proprietà, che lo spazio e gli oggetti le appariscono tanto piú piccoli quanto ella piú si stende