Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/103

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98 pensieri (3670-3671)

sufficiente linguaggio, e senza un tal linguaggio il genere umano non si sarebbe diffuso ec. Quindi è che l’invenzione del linguaggio, cosí com’ella è maravigliosissima, è pur comune a tutti i popoli, anche a’ piú separati e piú barbari.


     Ma è forse altrettanto della scrittura alfabetica? Questa non era necessaria alla diffusione del genere umano. Bensí ell’è necessarissima alla sua civiltà, bensí ell’è comune a tutte le nazioni civili, e a quelle che il furono ec. moltissime di numero, bensí ell’è antichissima, e la caligine de’ tempi nasconde la sua origine; ma perciò ch’ella fu pur piú moderna della divisione dell’uman genere, non si troverà nazione alcuna divisa dall’europee ec. ec., per molto sociale ec. ec. ch’ella sia, la quale conosca la scrittura alfabetica, o che la conoscesse prima di riceverla da noi. La Cina cosí cólta, ha una scrittura, ha libri, ha letteratura ec., ma l’alfabeto non già. I messicani avevano una scrittura, ma di alfabeto neppur l’immaginazione. E ciò perché l’invenzione dell’alfabeto (come  (3671) ho sostenuto altrove, e come si può confermare con questo discorso) fu sola una, e mai non si rinnovò, e chi non ebbe e non poté aver notizia dell’alfabeto, direttamente o indirettamente, dal primo o da’ primi che l’inventarono, o fin ch’e’ non l’ebbe di là, mai non ebbe alfabeto, mai non l’inventò esso (in immenso spazio di tempo), né gliene venne pure in pensiero. La Cina ne ha avuto notizia, ma non l’ha adottato, per la natura sua e per la difficoltà di mutare o distruggere le usanze antichissime e universali nella nazione, e collegate con cento altre che converrebbe pur mutare (come lo è la scrittura cinese colla letteratura, e quindi coi costumi, coll’istruzione popolare ec. ec.); e d’introdurne universalmente delle affatto nuove e troppo diverse di genere ec. ec.

A questo proposito si consideri ancora quante invenzioni ec., che per lunghissimo tempo furono pro-