Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/199

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194 pensieri (3808-3809)

genere umano universalmente in diverse età, o in diverse circostanze naturali o accidentali, locali ec., appena si può dire esser lo stesso genere; nel modo stesso gl’individui di nostra specie sono per natura di essa specie molto piú varii tra loro che non son quelli di verun’altra. Ciò accade ancora, ed inevitabilmente, e naturalmente, nell’uomo naturale, nel selvaggio ec. Onde anche considerando l’uomo in natura, si può, eziandio per questa parte, conchiudere che la sua specie è meno di verun’altra disposta a società, perché composta d’individui naturalmente piú diversi tra loro, che non son quelli d’altra specie veruna. Ma come la società introduce e porta al colmo tra gli uomini quella disuguaglianza che si considera negli stati, nelle fortune, nelle professioni ec., cosí ella accresce a mille doppi, promuove inevitabilmente e porta per sua natura al colmo la diversità sí fisica sí morale, di facoltà, d’inclinazioni, di carattere, di forze, corpo ec. ec. degl’individui, delle nazioni, de’ tempi, delle varie età di un individuo ec. ec. Ella accresce le diversità naturali ed ingenite di uomo ad uomo, ed altre infinite e grandissime che nello stato naturale dell’uomo non avrebbero avuto luogo, necessariamente e per sua natura ne introduce e cagiona. Ella distrugge mille conformità e somiglianze naturali di uomo ad uomo. La natura è un canone generale e costante, indipendente dall’arbitrio, poco soggetta agli  (3809) accidenti (rispetto alla dipendenza che hanno dagli accidenti e circostanze le opere ec. dell’uomo), una da per tutto, una sempre rispetto a ciascuna specie, consistente in leggi certe ed eterne ec. La società, opera dell’uomo, dipendente dalla volontà che non ha niuna legge certa, altrimenti non sarebbe volontà, arbitraria, incostante, varia secondo gli accidenti e le circostanze de’ tempi, de’ luoghi, de’ voleri, delle mille cose che la cagionano e che determinano la sua forma e il modo del suo essere, non è una in