Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/223

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218 pensieri (3833-3834)

de' quali avevano formidabili e odiosissime idee di figure d’animali feroci, o d’idee semplici di qualche essere spaventevole non rappresentato in niun modo. Le provincie non soggette agl’Incas non ebbero che questi o simili culti e mai non conobbero quello del sole. Quando gli Europei scoprirono il Perú e suoi contorni, dovunque trovarono alcuna parte o segno di civilizzazione e dirozzamento, quivi trovarono il culto del sole; dovunque il culto del sole, quivi i costumi men fieri e men duri che altrove; dovunque non trovarono il culto del sole, quivi (ed erano pur provincie, valli, ed anche borgate, confinanti non di rado  (3834) o vicinissime alle sopraddette) una vasta, intiera ed orrenda e spietatissima barbarie ed immanità e fierezza di costumi e di vita. E generalmente i tempii del sole erano come il segno della civiltà, e i confini del culto del sole, i confini di essa ec. (5 novembre 1823).


*    Dico altrove che noi sogliamo cangiare l’i de’ participii latini in us, usitati o inusitati, nella lettera u. Che questa mutazione dell’i in u (mutazione propria della voce umana, come ho detto altrove in piú d’un luogo) ci sia naturale segnatamente in questo caso, veggasi che noi diciamo concepito (regolare latino antico concepitus) e conceputo (diciamo anche concetto, voce tolta dal latino dagli scrittori e dalla letteratura). Ma questo secondo è piú italiano ed elegante. Cosí empiuto, compiuto, riempiuto ec. rispetto ad empíto, compíto (in alcuni sensi però non si potrebbe dir compiuto per compíto ma questi sono anzi forestieri che no) ec. Cosí forse altri ec. Nòtisi però che i grammatici distinguono empiere ec. ed empire (meno elegante) ec.; concepere e concepire; e ad empiere danno empiuto ec.; a concepere conceputo; ad empire empíto ec. (5 novembre 1823).