Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/225

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220 pensieri (3835-3836-3837)

sitibondi della felicità, e più inquieti da’ desiderii, cioè dal desiderio della propria felicità, e più immediatamente e specialmente, e in modo più espresso, sensibile e manifesto sí agli altri che a se medesimi, avidi del piacere  (3836) (al quale tutti tendono e sempre, ma i più forti più, e più immediatamente e chiaramente, o ciò più spesso e più ordinariamente degli altri), perocch’essi sono abitualmente più vivi degli altri.

Similmente, come in generale i più forti per l’ordinario, così gl’individui in quel punto, sogliono essere (proporzionatamente alle loro rispettive abitudini e caratteri, età, circostanze morali, fisiche, esteriori, di fortuna, di condizione e grado sociale, di avvenimenti ec., costanti, temporarie, momentanee ec.) più del lor solito disposti alle grandi e generose azioni, agli atti eroici, al sacrifizio di se stessi, alla beneficenza, alla compassione (dico più disposti, e voglio dire la potenza, non l’atto, che ha bisogno dell’occasione e di circostanze, che mancando, come per lo più, fanno che l’uomo neppur si avveda in quel punto di tal sua disposizione e potenza, ed anche in tutta la sua vita non si accorga che in quei tali punti egli ebbe ed ha questa disposizione ec.); perocché la sua vita in quel punto è maggiore, e quindi più potente l’amor proprio, e quindi questo è meno egoista, secondo le teorie altrove esposte. Lasciando le illusioni proprie e naturali di quello stato, proporzionatamente all’abitual condizione morale dell’individuo ec.

E così troverassi che gli altri effetti che accompagnano o seguono la maggiore intensità della vita, la maggior forza corporale ec., avuta ragione de’ vari caratteri e circostanze morali e fisiche degl’individui ec., da me altrove considerati in più luoghi ec., hanno tutti luogo proporzionatamente nelle dette occasioni ec. (5 novembre 1823). (3837)