Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/258

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(3873-3874) pensieri 253

gono da quelli, e li suppongono e dimostrano, ma non viceversa. Sicché doctum non dimostra né esige che vi fosse un docitum, bensì meritum un mertum; sectum non dimostra un secitum, bensí domitum un domtum (simile ad emtum ec. onde domter ec.). Bensì i supini contratti, e per conseguenza anche quelli in ĭtum, che ne derivano, suppongono e dimostrano i perfetti in ui. Da’ quali immediatamente e regolarmente vengono i supini contratti, e mediatamente e irregolarmente quelli in ĭtum (specie di pronunzia de’ contratti, e però contratti essi stessi; avendo l’esilissima i e breve, in cambio dell’ā o ē): e non viceversa, come per l’addietro io diceva (12 novembre 1823). Vedi p. 3875.


*    Alla p. 3872. Secondo queste mie osservazioni i temi della seconda avrebbero in tutta la coniugazione conservato l’e. Ed è ben giusto perocch’ella in essi è radicale. Cosí l’i penultimo nella quarta che si conserva in essa coniugazione tutta intera, ne’ verbi regolari.1 Non cosí l’a nella prima, dove essa lettera non è caratteristica, benché propria dell’infinito. Infatti manca nel tema e nel presente ottativo ec. ec. Similmente il penultimo e di legere. Ne’ temi de’ verbi son radicali tutte le lettere eccetto l’ultima, cioè l’o, ch’è la desinenza non del tema in quanto tema, ma in quanto voce presente indicativo singolare prima persona attiva del verbo rispettivo. Or come la prima e la terza finiscono per lo più in o impuro, esse coniugazioni per se stesse non hanno vocale alcuna che sia radicale generalmente in tutti i temi della coniugazione.  (3874) Ma ne’ temi della seconda e quarta l’e e l’i penultimi son proprii elementi del tema in quanto tema, non in quanto prima persona ec. Dunque, come propri e radicali ele-

  1. Vedi p. 3875, fine.