Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/335

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330 pensieri (3958-3959)

La scrittura del regno degl’Incas si faceva con certi nodi (Algarotti Saggio sull’Incas.Opere, Cremona, t. IV, p. 170-1); quella del Messico consisteva in pitture. Queste osservazioni si applichino al detto altrove 1o, sopra l’unicità dell’invenzione dell’alfabeto; 2o, sopra la difficoltà di questa invenzione tanto necessaria alla civiltà, e quindi tanto principal cagione dello snaturamento dell’uomo ec.; 3o, sopra le differenze essenziali tra lo stato de’ popoli anche civili, che non abbiano avuto relazioni tra loro; 4o, sopra l’unicità di tutte o quasi tutte le invenzioni piú difficili, e piú contribuenti alla civiltà, dimostrata dall’esser esse, benché necessarissime, state sempre ignote ai popoli, anche fino a un certo segno civili, che non hanno avuto che fare cogli europei ec. dopo esse invenzioni, o viceversa agli europei ec., benché civilissimi, quelle degli altri popoli, ancorché molto addietro in coltura, e ciò per lunghissimi secoli, fino al cominciamento delle relazioni scambievoli degli europei ec. e di tali popoli (8 decembre, festa della Concezione, 1823). (3959)


*   Quanta fosse la difficoltà e dell’invenzione dell’alfabeto, e della sua applicazione alla scrittura, e alle diverse lingue antiche successivamente, e quanta dovesse essere l’irregolarità e falsità delle prime scritture alfabetiche e delle prime ortografie (difetti che si veggono ancora notabilissimi nelle piú antiche scritture, cioè nell’orientali, come ho detto altrove, per esempio nell’ebraica, ch’é senza vocali, come molte altre orientali ec., difetti perpetuati poi in esse scritture, fino anche a’ nostri tempi, in quelle che sono ancora in uso ec.), si può congetturare dalle cose dette da me altrove in piú luoghi circa la difficoltà dell’applicare primieramente la scrittura alle lingue moderne, e regolarne l’ortografia, e farla corrispondere al vero suono ec. delle parole, e circa l’irregolarità e