Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/435

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430 pensieri (4051-4052)

sebben forse in origine potranno avere avuto diverso senso), infiniti non hanno altro tema, almen noto, e non significano cosa incoativa ec., sia che questi e i sopraddetti abbiano perduta col tempo siffatta significazione, e confusala ec., sia che mai non l’abbiano avuta, il che, di moltissimi almeno, è certo, perché molte volte la desinenza in ίζω o ζω è frequentativa. Anche de’ frequentativi determinati ec. mancano i greci, mentre gli hanno, non solo i latini, ma gl’italiani (e moltissimi generi, come pure in latino ve n’è piú d’uno), i francesi ec. Mancano ancora de’ verbi disprezzativi, vezzeggiativi ec. ec., che i latini e gl’italiani ec. hanno e piú d’un genere (21 marzo 1824).


*    Molti di quelli che io chiamo diminutivi positivati, si potranno chiamare invece disprezzativi o vezzeggiativi o frequentativi ec. positivati, sí verbi che nomi, sí sostantivi che aggettivi ec. Ma chiamarli generalmente diminutivi non è da potersi riprendere, perché tali sono propriamente tutti, e la diminuzione è il mezzo con cui essi significano disprezzo, vezzeggiamento ec., secondo che ella è applicata ed intesa (21 marzo 1824).


*    Imperfezione dell’ortografia italiana ne’ passati secoli. È noto che  (4052) i manoscritti originali, anche de’ piú dotti uomini de’ migliori secoli, e in particolare e nominatamente quelli dell’Ariosto e del Tasso, che son pur tanto ripieni di correzioni, presentano una stortissima e scorrettissima ortografia, con errori tali che oggi non commetterebbe il piú imperito scrivano o fanciullo principiante, e una stessa voce v’è scritta ora con una, ora con altra, ora con altra ortografia (21 marzo, domenica terza di Quaresima, 1824).


*    La ricchezza e varietà e potenza e fecondità della lingua italiana non solo s’ha a considerare nella