Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/442

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(4057-4058) pensieri 437

(in altri modi egli può esser congiunto alla negazione con significati diversi, come quando si dice non altrimenti per parimente, non altrimenti che per come). Par ch’esso avverbio in tali casi equivalga al punto, al guari e simili italiani e francesii ec., aggiunti sí spesso alla negazione senz’alcuna maggior forza. Infatti spesso, o il piú  (4058) delle volte esso avverbio in questo caso non importa nulla, ma originariamente e veramente, e forse talvolta effettivamente massime presso gli antichi, vale in alcun modo. Gli altri l’usarono e l’usano senza certo aver mai neppure immaginato o sospettato quel che ei significhi in tali casi. Nei quali egli ha alcun ché a fare con quell’uso dell’avverbio ἄλλως, di cui altrove (5 aprile 1824).


*    È un grand’errore di quelli che hanno a congetturare o indovinare le risoluzioni o gli andamenti d’altri, sia nelle cose private sia nelle pubbliche, e queste o politiche o militari, e sia con dati o senza dati, il considerare con ogni sorta di acutezza e di prudenza quello che sia piú utile a quei tali di risolvere o di fare, piú conveniente, piú secondo lo stato loro e delle cose, piú giusto, piú savio, e trovatolo, risolversi che essi faranno o determineranno, ovvero fanno e determinano appunto questa o queste cose, o l’una di queste in ogni modo. Diamo uno sguardo all’intorno, alla vita, alle azioni e risoluzioni degli uomini, e vedremo che per dieci ben fatte, convenienti ed utili a quei che le fanno, ve n’ha mille malissimo fatte, sconvenientissime, inutilissime, dannosissime a essi medesimi, piú o meno, contrarie alla prudenza, a quello che avrebbe risoluto o fatto un uomo savio e perfetto, trovandosi nel caso loro. Vedremo che gli uomini il piú delle volte non deliberano maturamente quando v’ha bisogno di maturità, non conoscono l’importanza delle cose che hanno a risolvere o a fare, non sospettano nemmeno che sia loro utile o