Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/96

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(3657-3658-3659) pensieri 91

abbiam supposto di sopra, sarebbe verisimilmente la piú rara, la piú limitata a certa sorta di paese, di terreno. Le men perfette, a proporzione. Cosí pure a proporzione nel genere animale. Le migliori specie sarebbero le  (3658) piú rare, le piú scarse nell’intrinseco numero ec. (se tra migliori e superiori vogliamo contare la scimia, l’uomo selvatico ec. che piú s’avvicinano all’uomo, il fatto confermerebbe la mia supposizione). Ed essendo il genere animale nella natura terrestre il migliore; e la specie umana essendo la sommità del genere animale, e quindi di tutte le specie e generi di esseri terrestri; ne seguirebbe ch’ella naturalmente dovesse essere di tutte le specie terrestri la piú rara e la piú limitata nel numero e ne’ luoghi.

Con questi discorsi alla mano e tenendo fermo che la propagazione della nostra specie accadde per la massima parte contro natura, io risponderò facilmente a chi dalle qualità di tali o tali paesi abitati ora dagli uomini, volesse dedurre che tali o tali istituti, costumi, usi, invenzioni ec. ec. non insegnati, né suggeriti, anzi contrariati dalla natura, e per lunghissimo tempo stati necessariamente ignoti ec., sieno, malgrado della natura, necessarii alla specie umana, alla sua vita, al suo ben essere. Io considererò tali costumi ec. come i rimedii dolorosi o disgustosi de’ morbi, i quali tanto  (3659) sono naturali quanto essi morbi, che non sono naturali o avvengono contro le intenzioni e l’ordine generale della natura. La natura non ha insegnato i rimedii, perché neanche ha voluto i morbi, cosí s’ella ha nascosto, per esempio, il fuoco, non l’ha fatto perché l’uomo dovesse di sua natura cercarlo con infinita difficoltà, usarlo con infinito pericolo ec., ma perch’ella non ha voluto che l’uomo vivesse e abitasse in luoghi dove gli facesse bisogno di fuoco (né si cibasse di ciò che senza fuoco non è mangiabile né atto per lui ec.). E in questo modo e con questo mezzo ribatterò infinite