Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/212

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(4263) pensieri 205

questo ridicolo in casa propria; dove essi sono i piú forti, perché l’opinion comune è per loro, la lor superiorità è ricevuta come assioma, e l’uditorio è tutto dalla lor parte. Ma che non se ne guardino (come non se ne guardano punto) in casa dei medesimi forestieri, viaggiando tra loro, co’ loro medesimi ospiti? Questo veramente è strano assai ne’ francesi; ma molto piú strano che alla fin de’ fatti essi viaggiano tra noi trionfalmente, dimostrandoci il lor disprezzo, mettendoci in ridicolo in faccia nostra propria e parlando a noi (non che tornati che sono a casa) e che da noi non ricevono il menomo colpo, il piú piccolo spruzzo di ridicolo né in parole, quando noi trattiamo qui con loro, né in lettere, né in istampa. Da che vien questo? da bontà degl’italiani, o da dabbenaggine, o da paura o da che altro? (25 marzo 1827).


*    Pennelleggiare. Tratteggiare.


*    Alla p. 4249, fine. Il medesimo Chesterfield nota piú volte come pregi distintivi e dei principali della letteratura nostra, e come di quelli che principalmente la possono far degna della curiosità degli stranieri, l’aver degli eccellenti storici e delle eccellenti traduzioni dal latino e dal greco, mostrando poi di aver l’occhio particolarmente a quelle della Collana. Va bene il primo capo. Il secondo non può servire ad altro che a mostrar l’ignoranza grande dei forestieri circa le cose nostre. Perché se la nostra letteratura è povera in alcuno articolo, lo è certamente in quel delle buone traduzioni dal latino e dal greco. Di quelle specialmente della Collana non ve n’è appena una che si possa leggere, quanto alla lingua e allo stile, e per se; e che non dica poi, almeno per la metà, il rovescio di quel che volle dire e disse l’autor greco e latino. Tutte le letterature (eccetto forse la tedesca da poco in qua) sono povere di traduzioni veramente